Dubai Telegraph - UE: Tabacco e Vaping?

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UE: Tabacco e Vaping?




Con l'entrata in vigore della nuova Direttiva sui prodotti del tabacco (TPD), l'Unione Europea (UE) ha compiuto un passo decisivo nella regolamentazione dei prodotti del tabacco e dei dispositivi di vaping. Questo aggiornamento normativo mira a rafforzare la tutela della salute pubblica, in particolare per quanto riguarda la prevenzione del fumo giovanile, introducendo al contempo misure più severe per i produttori e i commercianti di sigarette elettroniche e liquidi per il vaping.

Nuove restrizioni su aromi e ingredienti - Uno degli aspetti più rilevanti del nuovo regolamento è il controllo degli aromi e degli additivi nei liquidi da vaping.

Restrizioni sugli aromi:
L'obiettivo è quello di limitare o vietare gli aromi che, secondo le autorità sanitarie, incoraggiano il consumo da parte dei minori. I sapori dolci, fruttati o rinfrescanti potrebbero essere soggetti a restrizioni più severe.

Trasparenza degli ingredienti:
I produttori devono specificare i composti presenti nei loro liquidi e l'esatta concentrazione di nicotina. L'UE ha fissato soglie massime di nicotina per millilitro e richiede un resoconto specifico su tutti gli additivi utilizzati.

Etichettatura e confezionamento più severi - Un'altra questione fondamentale è l'etichettatura e il confezionamento dei dispositivi e dei liquidi per il vaping.

Avvertenze sanitarie:
Come per le confezioni di tabacco tradizionale, i prodotti da vaping dovranno riportare messaggi di avvertimento sui potenziali rischi per la salute.

Limitazione del volume:
Le limitazioni di volume rimangono in vigore sia per i serbatoi dei dispositivi (non possono superare i 2 ml) sia per i flaconi di liquido (10 ml per i prodotti a base di nicotina).

Informazioni chiare:
Le confezioni dovranno includere i dettagli di contatto del produttore e una sintesi delle istruzioni per un uso responsabile, con l'obiettivo di evitare pratiche inappropriate.

Pubblicità e promozione: meno spazio di manovra - Anche la pubblicità dei dispositivi per il vaping è stata influenzata dalla nuova direttiva.

Restrizioni alla pubblicità:
Si applicano regole simili a quelle del tabacco, con il divieto di pubblicità sui media nazionali e internazionali che possano raggiungere un pubblico di minorenni o che promuovano un consumo irresponsabile.

Sponsorizzazione limitata:
Gli eventi sportivi e culturali dovranno seguire linee guida rigorose, in modo che la sponsorizzazione dei marchi di vape non diventi una forma di promozione mascherata.

Reazioni dell'industria e dei consumatori
L'industria del vape, cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni, deve ora affrontare la sfida di adattarsi ai nuovi requisiti. Alcuni produttori temono che le restrizioni sugli aromi influiscano sulle loro vendite, mentre le organizzazioni dei consumatori sostengono la necessità di una regolamentazione equilibrata che garantisca la qualità del prodotto senza ostacolare l'innovazione.

La posizione delle associazioni antifumo:
Accolgono la direttiva come un passo essenziale per frenare l'aumento del consumo tra i giovani e ridurre l'esposizione a sostanze potenzialmente dannose.

Il punto di vista dell'industria:
Diversi marchi sostengono che il vaping è un'alternativa meno dannosa del tabacco tradizionale e sostengono un approccio che non criminalizzi gli utenti adulti che cercano di smettere di fumare.

Prospettive future
L'attuazione della nuova DPT a livello nazionale dipenderà dal modo in cui ciascuno Stato membro dell'UE la recepirà nella legislazione nazionale. È probabile che alcune regioni introducano norme ancora più restrittive, mentre altre opteranno per misure più flessibili entro i limiti stabiliti.

In ogni caso, il panorama europeo del vaping si avvia verso una fase di maggiore monitoraggio e controllo. Resta da vedere se queste misure riusciranno a trovare un equilibrio tra la tutela della salute pubblica e la salvaguardia dell'autonomia dei consumatori adulti che vedono nel vaping uno strumento per abbandonare il tabacco tradizionale. Ciò che è chiaro è che il dibattito su questo tema continuerà a essere intenso nei prossimi mesi, sia nell'arena politica che nella società in generale.



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Voce Clonata, Truffa e Pericoli

Negli ultimi anni i criminali hanno scoperto nell’intelligenza artificiale uno strumento potentissimo per rendere più credibili le frodi. Tra le truffe più insidiose c’è la clonazione vocale, un fenomeno che sfrutta software capaci di imitare alla perfezione la voce di una persona nota. Bastano pochi secondi di audio – una semplice risposta al telefono o un frammento di un video pubblicato sui social – e i truffatori possono sintetizzare un messaggio con toni, inflessioni ed emozioni identiche a quelli del soggetto imitato. L’obiettivo è indurre la vittima a compiere azioni impulsive: inviare denaro, condividere codici o fornire dati sensibili a un interlocutore che percepisce come familiare.Come funziona la clonazione della voceLa clonazione vocale si basa su algoritmi di sintesi vocale e apprendimento automatico. Con pochi secondi di campione audio, il software scompone la voce analizzandone tono, ritmo, accento e respiro, quindi addestra un modello in grado di ricostruire e generare frasi inedite con la stessa impronta sonora. Alcuni strumenti sono così sofisticati da simulare il timbro emozionale della persona imitata. Esistono applicazioni a pagamento, ma ormai sono disponibili anche soluzioni gratuite o a basso costo, accessibili a chiunque sappia navigare in rete. Una giornalista statunitense ha dimostrato che con un audio di 30 secondi e un investimento di 5 dollari è possibile registrare una voce clonata in meno di quattro minuti.Il processo di frode inizia spesso con chiamate mute: i truffatori telefonano senza parlare per raccogliere un semplice «pronto?» che servirà per addestrare l’algoritmo. Una volta ottenuta la clip audio, preparano uno script convincente – un incidente stradale, un arresto o una rapina – e fanno partire la chiamata con un numero falsificato (spoofing) che appare come quello di un familiare, di un avvocato o della banca. La vittima sente la voce del figlio o del nipote che chiede aiuto urgente e, travolta dall’emozione, segue le istruzioni: consegna contanti, comunica una password temporanea (OTP) o installa software di accesso remoto. In alcuni casi i criminali organizzano la raccolta del denaro tramite corrieri che ritirano pacchi o buste a domicilio.Esempi e casi realiLe cronache recenti mostrano che la truffa della voce clonata non è più teoria. Nel luglio 2025 una donna della Florida ha ricevuto una chiamata da chi credeva fosse la figlia incinta. La voce piangente raccontava di un incidente, della perdita del bambino e della necessità di soldi per pagare un avvocato. La madre, in preda al panico, ha consegnato 15 000 dollari a un corriere prima di accorgersi che la figlia era a casa sana e salva. Nel Regno Unito un’azienda energetica ha perso 220 000 euro perché un impiegato ha eseguito un bonifico su richiesta di una voce che imitava quella del direttore generale. Nel 2024 un’ingegneria internazionale ha subìto una frode da 25 milioni di dollari, ingannata da un videochiamata con un dirigente apparentemente reale. Un rapporto dell’Unione Europea indica che una società di Hong Kong ha perso oltre 25 milioni di dollari in un colpo orchestrato con voci e video deepfake.Non sono solo le imprese a essere colpite. In Arizona una madre ha ricevuto una telefonata con la voce della figlia quindicenne, che implorava aiuto per un rapimento. Mentre la donna parlava con i presunti rapitori, il marito ha contattato la ragazza che era tranquillamente all’allenamento, svelando la truffa. In Italia le forze dell’ordine segnalano un aumento di casi: famiglie anziane ricevono telefonate con voci clonate di figli o nipoti che chiedono denaro per emergenze; per difendersi molte adottano il “codice di famiglia”, una parola segreta da pronunciare in caso di chiamate sospette. Un comandante dei Carabinieri ha precisato che questa tecnica può aiutare ma non sostituisce la prudenza: spesso le vittime condividono inconsapevolmente dettagli personali che rendono più facile l’inganno.Perché è pericolosaLa clonazione della voce è estremamente pericolosa perché sfrutta un mezzo che istintivamente ispira fiducia: la voce è un dato biometrico legato all’identità e alle emozioni. Quando si sente il timbro di un parente in pericolo, si abbassano le difese razionali e si agisce d’impulso. I truffatori giocano sull’urgenza (“paga subito o andrò in prigione”) e sulla segretezza (“non avvisare nessuno”), elementi che spingono la vittima a seguire le istruzioni senza verifiche. Questo schema funziona anche con i dipendenti aziendali, che non vogliono disattendere gli ordini del capo e autorizzano bonifici ingenti.Il problema è amplificato dalla diffusione dei dati vocali. Secondo una ricerca internazionale, il 53 % delle persone condivide la propria voce online almeno una volta a settimana, fornendo materiale prezioso per i truffatori. Un’indagine condotta su 7 000 utenti ha rivelato che un adulto su quattro ha subìto o conosce qualcuno colpito da una truffa vocale, e il 70 % degli intervistati non si sente in grado di distinguere una voce clonata da quella reale. Tra chi ha perso denaro, il 36 % ha registrato danni tra 500 e 3 000 dollari, mentre il 7 % ha perso fino a 15 000 dollari. Un rapporto europeo indica che nel 2024 il numero di attacchi deepfake è aumentato del 3000 %, con un attacco rilevato ogni cinque minuti e il 49 % delle aziende intervistate colpite da frodi audio.Risposte istituzionaliLa crescita esponenziale di queste frodi ha spinto istituzioni e autorità a muoversi. Negli Stati Uniti la Commissione federale per il commercio (FTC) ha lanciato una Voice Cloning Challenge per sviluppare soluzioni capaci di distinguere voci umane da cloni, rilevare in tempo reale le manipolazioni e inserire watermark inaudibili che impediscano la clonazione. Sono state premiate tecnologie che attribuiscono un “punteggio di autenticità” alle chiamate e sistemi di autenticazione vocale che includono marcature digitali. A livello europeo, il Parlamento chiede una legislazione contro i deepfake che includa obblighi di trasparenza e consenta ai fornitori di contrassegnare contenuti generati dall’AI. In Italia polizia postale e carabinieri promuovono campagne informative e corsi di educazione digitale, mentre le banche rafforzano il monitoraggio comportamentale delle transazioni sospette. Alcune proposte includono l’introduzione di codici d’emergenza per le chiamate e la possibilità di bloccare in tempo reale i bonifici quando si sospettano frodi.Come proteggersiNonostante i progressi tecnologici, la difesa più efficace resta l’attenzione umana. Gli esperti suggeriscono:- Verificare l’identità su un canale diverso: se si riceve una richiesta urgente di denaro, chiudere la chiamata e richiamare il familiare o l’azienda usando un numero noto. Non fidarsi del numero sul display, perché può essere falsificato.- Stabilire una parola di sicurezza condivisa in famiglia. Servirà a confermare l’identità di chi chiama.- Porre domande personali che solo la persona reale può conoscere, come un dettaglio recente o un ricordo comune.- Controllare l’impronta vocale: limitare la pubblicazione di audio e video sui social, mantenere profili privati e non rispondere a chiamate sospette con il proprio nome.- Mai condividere OTP, password o credenziali per telefono, neppure se la voce sembra quella di un parente o di un impiegato della banca.- Segnalare le chiamate sospette alle autorità competenti e alla propria banca. In caso di frode, bloccare immediatamente carte e account, conservare le prove (numeri, registrazioni) e sporgere denuncia.ConclusioneLa clonazione vocale è una delle forme più inquietanti di frode digitale perché sfrutta l’intelligenza artificiale per imitare le persone a noi più care. Con pochi secondi di audio, i criminali generano messaggi realistici e sfruttano la nostra emotività per estorcere denaro o informazioni. Le vittime, tanto nelle famiglie quanto nelle aziende, si moltiplicano e le perdite si misurano in milioni. La soluzione non può essere solo tecnologica: serve una maggiore alfabetizzazione digitale, un atteggiamento prudente e protocolli di verifica condivisi. Conoscere il funzionamento di queste truffe e riconoscere i segnali d’allarme è il primo passo per non cadere nella rete dell’inganno.