Dubai Telegraph - Certificare la morte

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Certificare la morte




In Italia la morte non coincide con l’assenza di battito cardiaco. La legge n. 578 del 29 dicembre 1993 stabilisce che la morte di una persona è definita dalla cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo (cervello, cervelletto e tronco encefalico). Il cuore può fermarsi, ripartire con la rianimazione e poi cedere definitivamente; ciò che segna la fine della vita è sempre il danno cerebrale irreversibile. A confermarlo sono anche le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: i percorsi clinici che portano al prelievo degli organi sono due, ma entrambi partono dall’accertamento della morte per criteri neurologici o cardiocircolatori, e la normativa italiana non fa differenza tra i casi.

La procedura di accertamento è severa e documentata. La commissione che certifica il decesso è separata dall’équipe curante e da quella trapianti: un medico anestesista‑rianimatore, un neurologo o neurofisiopatologo e un medico legale (o anatomopatologo) lavorano in autonomia, garantendo che il decesso sia dichiarato soltanto quando non c’è possibilità di recupero. Questa separazione tutela sia il paziente sia la fiducia delle famiglie che potrebbero autorizzare una donazione.

Criteri neurologici: morte cerebrale e cuore battente
Il danno cerebrale irreversibile è la condizione in cui tutte le funzioni encefaliche sono perdute e non ci sono più riflessi del tronco cerebrale. Il paziente non respira autonomamente e gli stimoli non producono alcuna risposta. Poiché la respirazione spontanea viene meno, il cuore continua a battere solo grazie alla ventilazione meccanica. Se le macchine venissero spente, il flusso di sangue cesserebbe e il cuore si fermerebbe in pochi minuti. 

Per certificare la morte cerebrale, in Italia si richiede l’osservazione continua del paziente per almeno sei ore. Durante questo periodo i medici verificano quattro condizioni:
- coma profondo non reversibile;
- assenza di riflessi del tronco encefalico;
- assenza di respiro spontaneo, accertata tramite il test di apnea;
- elettroencefalogramma (EEG) piatto.

Se queste condizioni permangono per tutto il periodo di osservazione, la morte può essere certificata. Soltanto dopo la certificazione, se il defunto aveva espresso la volontà di donare gli organi o i familiari acconsentono, si avvia un eventuale percorso di donazione. La procedura garantisce che la donazione non anticipi la morte: il paziente è già clinicamente e legalmente deceduto.

Un punto spesso frainteso dall’opinione pubblica è la differenza tra coma e morte encefalica. Nel coma profondo le funzioni cerebrali sono fortemente compromesse ma esiste attività elettrica, riflessi del tronco e possibilità di recupero. Nella morte encefalica, invece, non c’è alcuna attività cerebrale e la condizione è irreversibile. La confusione tra queste due condizioni alimenta false paure sul prelievo di organi prima della morte, ma la procedura legale elimina questa eventualità.

Criteri cardiocircolatori: arresto cardiaco irreversibile e cuore fermo
La morte può essere certificata anche in seguito a un arresto cardiaco irreversibile. In questo caso si eseguono tutte le manovre di rianimazione disponibili. Se non hanno esito positivo, si documenta l’assenza di attività elettrica del cuore con un monitoraggio continuo. La legislazione italiana richiede un periodo di osservazione di 20 minuti di elettrocardiogramma continuo senza attività cardiaca. Questo intervallo serve a escludere ogni possibilità di ripresa spontanea del battito e a garantire che il danno cerebrale conseguente all’assenza di circolo sia irreversibile.

La durata di 20 minuti è molto più cautelativa rispetto a quanto previsto dalle norme di altri Paesi, che si attestano a 5–10 minuti. Tale rigore sottolinea il rispetto del principio etico noto come “Dead Donor Rule”, secondo il quale il prelievo di organi può avvenire solo dopo che la morte è stata accertata. In Italia esiste una sola definizione di morte, basata sul cervello; l’arresto cardiaco è la causa che porta alla morte encefalica, non un criterio sufficiente. 

Il programma “a cuore fermo”
La carenza di organi da trapiantare ha spinto diversi Paesi a sviluppare programmi per ampliare il pool di donatori. In Italia il programma Donation after Cardiac Death (DCD) è partito nel 2007 a Pavia per casi non controllati, ossia arresti cardiaci improvvisi e inattesi. Nel 2015 è stato avviato il primo programma controllato a Torino, rivolto a pazienti in Terapia Intensiva nei quali si decide collegialmente di sospendere trattamenti di supporto alle funzioni vitali ritenuti inappropriati. Oggi molte regioni italiane partecipano al programma e il numero di donatori a cuore fermo aumenta ogni anno. 

Per l’accertamento della morte nei casi DCD controllati si applica la regola dei 20 minuti, periodo durante il quale i medici non possono intervenire (no‑touch period). Solo dopo tale intervallo il coordinamento ospedaliero valuta la possibilità di donare gli organi. Gli studi citati dalle società scientifiche italiane mostrano che questo metodo può consentire l’utilizzo di reni, fegati e polmoni con buoni risultati a lungo termine.

Morte cerebrale con cuore battente e la donazione
Nel contesto della donazione “a cuore battente”, il donatore è un paziente in morte encefalica mantenuto in vita artificiale. La ventilazione meccanica e i farmaci garantiscono l’apporto di ossigeno ai tessuti, compreso il cuore, che continua a battere. Questa condizione, pur consentendo la perfusione degli organi, non significa che la persona sia viva: coscienza, riflessi e respirazione sono irrimediabilmente persi. Il prelievo può avvenire solo dopo che la commissione ha certificato la morte encefalica e ottenuto il consenso per la donazione, e viene eseguito da un’équipe diversa da quella che ha dichiarato il decesso. 

La possibilità di mantenere la circolazione extracorporea o la perfusione regionale normotermica dopo l’accertamento della morte ha permesso di migliorare la qualità degli organi prelevati e di ridurre i danni da ischemia. Tuttavia le tecniche di perfusione non sono mai iniziate prima che la morte fosse certa. La durata del no‑touch period impone un compromesso tra certezza della morte e qualità dell’organo, ma le esperienze italiane dimostrano che è possibile recuperare organi vitali anche dopo questo intervallo.

Perché la morte non coincide con l’assenza di battito
Nell’immaginario collettivo la morte coincide con il cuore che smette di battere, ma in realtà il decesso avviene quando il cervello cessa di funzionare. Anche in caso di arresto cardiaco, se il cervello non viene perfuso e ossigenato per un tempo sufficiente, va incontro a un danno irreversibile; è questo danno a segnare la morte. Viceversa, un cuore può continuare a battere grazie alle macchine mentre il cervello è completamente distrutto, e in questo caso la persona è già morta. 

Durante la pandemia e in altre emergenze si sono diffusi timori e dicerie secondo cui il prelievo di organi verrebbe fatto su persone ancora in vita. Alcuni messaggi circolati sui social network sostenevano che il certificato di morte fosse emesso con superficialità o che bastasse un cuore fermo per dichiarare il decesso. Altri commenti, al contrario, hanno portato testimonianze dirette di familiari che hanno assistito alle procedure e hanno constatato l’attenzione dei medici e il rispetto per il defunto. In generale, queste discussioni evidenziano la necessità di informare correttamente l’opinione pubblica, di spiegare che la certificazione della morte è indipendente dalla volontà di donare e che i protocolli italiani sono tra i più rigorosi al mondo. 

Conclusione
Il tema della morte solleva paure e interrogativi profondi. In Italia la medicina e la legge hanno deciso di affrontarlo con chiarezza: esiste una sola morte, quella determinata dall’irreversibilità della funzione encefalica, e questa può essere accertata con criteri neurologici o cardiocircolatori. La procedura, definita per legge e affidata a medici indipendenti, assicura che nessuna donazione avvenga prima della morte. L’adozione del no‑touch period di 20 minuti nelle donazioni a cuore fermo e dell’osservazione di almeno sei ore nella morte encefalica riflette una scelta di prudenza e di rispetto per la persona.

La comprensione di questi aspetti aiuta a superare le false paure e a riconoscere come la scienza e la medicina abbiano sviluppato protocolli che tutelano i cittadini. La donazione di organi, possibile solo dopo la morte certificata, rappresenta un gesto di generosità che può salvare molte vite. Una corretta informazione è quindi essenziale per permettere a ognuno di compiere scelte consapevoli e per rafforzare la fiducia nelle istituzioni sanitarie.



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L’Africa torna in scala

Il voto delle Nazioni Unite riapre il dibattito su come rappresentiamo il pianeta. Equal Earth restituisce ai continenti le corrette proporzioni di superficie, ma non elimina tutti i limiti delle carte geografiche. E non impone una sostituzione immediata e universale dei planisferi.L’Africa non è diventata più grande. È la sua immagine, in alcune delle carte più familiari, a non averle mai reso giustizia. Il confronto con la Groenlandia basta a mostrare il problema: il continente africano supera i 30 milioni di chilometri quadrati, mentre l’isola artica si estende per circa 2,16 milioni. La prima superficie è all’incirca quattordici volte la seconda. Eppure, in un planisfero costruito con la proiezione di Mercatore, le due sagome possono apparire sorprendentemente simili per dimensioni.La questione è tornata al centro dell’attenzione dopo il voto del 4 settembre 2026, con cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione «Correct the Map». Il testo, promosso dal Togo e sostenuto dall’Unione africana, ha ottenuto 164 voti favorevoli, uno contrario, quello degli Stati Uniti, e sei astensioni. Il suo obiettivo è incoraggiare rappresentazioni cartografiche più rispettose delle proporzioni territoriali, soprattutto nell’istruzione e nella comunicazione pubblica.Dietro l’espressione «nuova mappa del mondo» non c’è dunque una scoperta geografica. C’è una scelta su quale caratteristica del pianeta rendere fedele sulla carta. Nel caso di Equal Earth, la proiezione al centro della campagna, la priorità è la superficie: territori realmente più estesi devono occupare, sul planisfero, uno spazio proporzionalmente maggiore.Che cosa ha deciso davvero l’ONULa distinzione più importante riguarda la portata del provvedimento. La risoluzione non vieta Mercatore, non cambia i confini degli Stati e non obbliga ogni scuola, editore o piattaforma digitale ad adottare lo stesso planisfero. È un’iniziativa di indirizzo, non un ordine di sostituzione automatica di tutte le carte esistenti. L’idea di fondo è favorire l’impiego di proiezioni equivalenti quando occorre confrontare le dimensioni di Paesi e continenti. In cartografia, «equivalente» ha un significato preciso: indica una proiezione che conserva i rapporti fra le aree. Non significa che ogni distanza, ogni angolo o ogni profilo costiero rimanga privo di deformazioni.La mobilitazione nasce dalla campagna promossa da Africa No Filter e Speak Up Africa, sostenuta dall’Unione africana. La richiesta riguarda anche il modo in cui l’Africa viene percepita: non soltanto una correzione geometrica, ma il tentativo di sottrarre il continente a una rappresentazione visiva che ne ridimensiona l’estensione rispetto alle regioni situate alle alte latitudini.La novità del settembre 2026 è quindi soprattutto istituzionale e culturale. Gli strumenti matematici per disegnare carte rispettose delle superfici esistevano già.Perché Mercatore ingrandisce il NordLa proiezione presentata da Gerardus Mercator nel 1569 rispondeva a un’esigenza concreta della navigazione. Permetteva di tracciare come linee rette le rotte a direzione costante, dette lossodromie, rendendo più agevole seguire una rotta con la bussola. Non era stata concepita per confrontare l’estensione dell’Africa con quella dell’Europa. Mercatore è una proiezione conforme: conserva gli angoli e le forme a scala locale. Questa proprietà, preziosa per determinati usi, ha un prezzo. Allontanandosi dall’equatore, la scala aumenta e le superfici risultano progressivamente dilatate. La Groenlandia, il Canada e la Russia assumono così un peso visivo sproporzionato rispetto alle regioni tropicali.Il fenomeno non favorisce matematicamente un gruppo di Stati in quanto tale: dipende dalla latitudine e si verifica anche nell’emisfero australe. L’Antartide, quando compare nelle comuni rappresentazioni troncate, può trasformarsi in una fascia smisurata sul margine inferiore. I poli, nella proiezione di Mercatore, non sono rappresentabili a distanza finita.Per questo è impreciso dire che Mercatore abbia semplicemente «rimpicciolito l’Africa». Più correttamente, ha ingrandito in misura crescente le regioni lontane dall’equatore, alterando il confronto. La conseguenza visiva rimane: chi osserva il planisfero senza conoscerne il funzionamento può scambiare l’estensione disegnata per l’estensione reale.C’è anche un equivoco da evitare sulle rotte. Una linea retta su Mercatore indica una direzione costante, ma non rappresenta necessariamente il percorso più breve fra due punti sulla Terra. Anche una carta utile alla navigazione conserva soltanto alcune proprietà, non tutte.Africa e continenti: le dimensioni a confrontoPer ritrovare le proporzioni conviene partire dagli ordini di grandezza. Considerando separatamente America settentrionale e America meridionale, l’Asia resta il continente più esteso, con circa 44,6 milioni di chilometri quadrati. Segue l’Africa, con oltre 30 milioni. L’America settentrionale supera i 24 milioni, mentre quella meridionale si avvicina ai 18 milioni.L’Antartide occupa circa 14 milioni di chilometri quadrati. L’Europa si colloca intorno ai 10 milioni, mentre l’Oceania, comprendendo l’Australia e gli arcipelaghi associati, raggiunge circa 8,5 milioni. Sono valori arrotondati: i totali possono variare secondo la delimitazione delle regioni, le isole incluse e le convenzioni adottate. Non bisogna, per esempio, confondere la superficie dell’Australia con quella dell’intera Oceania.Il quadro è chiaro. L’Africa è circa tre volte l’Europa e all’incirca 1,7 volte l’America meridionale. È più estesa dell’America settentrionale, pur apparendo spesso meno imponente nei planisferi che dilatano le alte latitudini. Non diventa, invece, il continente più grande: il primato resta all’Asia. Il confronto con la Groenlandia è particolarmente efficace proprio perché mette a nudo la distanza fra percezione e misura. Un rapporto vicino a quattordici a uno dovrebbe essere immediatamente riconoscibile. Se non lo è, quella carta non è adatta a rispondere alla domanda «quanto sono grandi questi territori?».Cambia inoltre la relazione visiva fra l’Europa e il resto del mondo. Il continente europeo non perde chilometri quadrati, ma perde parte dell’ingrandimento che gli assegna Mercatore. La nuova immagine può sorprendere chi è abituato a quella precedente: non perché i dati siano nuovi, ma perché diventano più coerenti con ciò che si vede.Che cosa offre Equal EarthEqual Earth è stata sviluppata nel 2018 dai cartografi Bojan Šavrič, Tom Patterson e Bernhard Jenny. La sua caratteristica centrale è la conservazione delle aree relative, unita a un disegno pensato per rendere i continenti riconoscibili e il planisfero facilmente leggibile. La struttura presenta paralleli rettilinei e un contorno laterale curvo. L’aspetto richiama quello di Robinson, ma con una differenza sostanziale: Equal Earth conserva i rapporti fra le superfici, mentre Robinson cerca un compromesso visivo fra diversi tipi di deformazione senza essere equivalente.In una carta Equal Earth, due territori di uguale superficie occupano aree uguali sul foglio, indipendentemente dalla loro latitudine. Ciò rende più attendibile il confronto immediato fra continenti. È particolarmente utile quando il messaggio della carta riguarda la distribuzione geografica di fenomeni estesi, anziché una rotta o un dettaglio locale.Non si tratta, però, della prima soluzione capace di conservare le aree. La cartografia dispone di numerose proiezioni equivalenti, fra cui Mollweide, Gall-Peters ed Eckert IV. La scelta dipende dall’uso previsto, dalla leggibilità e dalle deformazioni che si ritiene accettabile introdurre. Ridurre tutto a un duello fra una carta sbagliata e una carta perfetta impedisce di capire il problema.Perché nessun planisfero è perfettoTrasferire la superficie curva della Terra su un piano comporta inevitabilmente delle deformazioni. Una carta può privilegiare le superfici, gli angoli, determinate distanze o un compromesso fra più esigenze. Non può conservare contemporaneamente tutte le proprietà geometriche del globo.Equal Earth non fa eccezione. Le aree relative sono corrette, ma le forme possono risultare deformate e le distanze non si possono leggere ovunque come se la scala fosse uniforme in ogni direzione. La posizione geografica di un luogo resta determinata dalle sue coordinate; è il modo in cui quelle coordinate vengono trasferite sul foglio a cambiare.Questo significa che una carta adatta a confrontare continenti non diventa automaticamente la migliore per pianificare una navigazione, rappresentare una regione polare o studiare un territorio ristretto. Chiedere a un unico planisfero di svolgere tutti questi compiti è all’origine di molti fraintendimenti.Il progresso non consiste nel proclamare definitiva una mappa, ma nel rendere esplicito che cosa quella mappa conserva e che cosa deforma.Il significato politico delle proporzioniLa campagna africana solleva una questione legittima: una rappresentazione ripetuta può diventare il punto di riferimento con cui si immagina il mondo. Un continente mostrato sistematicamente più piccolo rispetto ad altri rischia di essere pensato come uno spazio minore anche da chi non ha mai confrontato le cifre. Da qui la richiesta di correggere un’abitudine visiva. Ma attribuire a una sola proiezione l’origine delle disuguaglianze internazionali sarebbe una semplificazione. La geometria di Mercatore non dimostra, da sola, un’intenzione di ridurre l’importanza dell’Africa. Occorre distinguere le proprietà matematiche della carta dagli usi storici, educativi e politici che ne sono stati fatti.Altrettanto importante è non trasformare la superficie in una graduatoria di valore. L’estensione di un territorio non misura i diritti dei suoi abitanti, la ricchezza culturale o l’importanza delle sue società. Una carta equivalente non attribuisce prestigio in proporzione ai chilometri quadrati: permette semplicemente di osservare una grandezza fisica senza introdurre squilibri nel confronto.Il valore dell’iniziativa sta qui. Non nel sostituire una gerarchia simbolica con un’altra, ma nel separare meglio ciò che il territorio è da ciò che una particolare rappresentazione suggerisce.Che cosa cambia per scuole e strumenti digitaliIl primo cambiamento utile può avvenire nell’insegnamento. Affiancare un globo, una carta di Mercatore e una proiezione equivalente permette di capire perché lo stesso territorio assuma aspetti differenti. Lo studente non deve soltanto memorizzare quale continente sia più grande: deve imparare a riconoscere quando una rappresentazione consente davvero di verificarlo.Non è corretto, però, descrivere tutti gli atlanti scolastici come se avessero utilizzato finora esclusivamente Mercatore. Esistono da tempo soluzioni alternative e differenti tradizioni editoriali. L’obiettivo dovrebbe essere migliorare la scelta e la spiegazione delle carte, non sostituire una semplificazione con un’altra.Per gli strumenti digitali, il voto delle Nazioni Unite non equivale a un aggiornamento automatico. La proiezione Web Mercator è diffusa nei servizi cartografici online, ma l’adozione di rappresentazioni differenti dipende dalle scelte tecniche ed editoriali dei gestori. La carta visualizzata e i metodi impiegati per calcolare distanze e superfici sono inoltre questioni distinte: una misura attendibile richiede procedure adeguate, non la semplice lettura dell’area disegnata sullo schermo.La lezione della nuova mappa è quindi più ampia della riscoperta delle dimensioni africane. Prima di fidarsi di un planisfero, bisogna chiedersi a quale domanda sia stato costruito per rispondere. Per confrontare le superfici dei continenti, Equal Earth offre una risposta coerente. Per altri scopi serviranno altre carte.L’Africa non ha bisogno di essere ingrandita. Ha bisogno, in questo confronto, di essere rappresentata nella proporzione che le appartiene. A cambiare non è il pianeta: è la precisione dello sguardo con cui lo leggiamo.