Dubai Telegraph - Chip Neuralink nel Cervello

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Chip Neuralink nel Cervello




Neuralink sta sviluppando una interfaccia cervello‑computer (BCI) totalmente impiantabile pensata per ristabilire l’autonomia di persone colpite da paralisi. Il cuore del sistema è l’impianto N1, un dispositivo di dimensioni paragonabili a una moneta che sostituisce una porzione di osso del cranio. All’interno contiene un chip custom e una batteria ricaricabile senza fili. Dal perimetro del disco partono 64 fili flessibili più sottili di un capello, ciascuno con 1 024 elettrodi che registrano l’attività elettrica dei neuroni. La batteria e i circuiti sono sigillati ermeticamente; la ricarica avviene mediante un caricatore ad induzione posizionato esternamente.

Queste sonde ultrasottili vengono inserite nel cervello con il supporto del robot chirurgico R1. Il robot utilizza telecamere ad alta definizione e un sistema di tomografia a coerenza ottica per mappare i vasi sanguigni della corteccia e inserire i fili con precisione micrometrica, evitando di danneggiare i tessuti. Una volta posizionati nelle aree motorie della corteccia, gli elettrodi catturano i potenziali d’azione dei neuroni, li amplificano e li inviano al chip, dove vengono codificati in dati digitali. La trasmissione avviene in modalità wireless tramite Bluetooth a un computer o a uno smartphone.

Come funziona la decodifica del pensiero
L’interfaccia interpreta i pattern di attivazione associati al movimento. Quando una persona pensa di muovere un arto, neuroni specifici aumentano la frequenza di scarica; il software applica algoritmi di neural decoding per trasformare queste fluttuazioni elettriche in comandi digitali. In questo modo l’utente può muovere un cursore, cliccare, digitare testo o controllare dispositivi domestici usando soltanto l’intenzione. La stessa tecnologia può, in teoria, restituire la sensibilità o stimolare il cervello attraverso feedback elettrici, creando un canale bidirezionale tra mente e macchina.

La sperimentazione clinica e i primi risultati
La prima sperimentazione su esseri umani è iniziata nel gennaio 2024, quando un uomo quadriplegico ha ricevuto l’impianto N1 nella corteccia motoria. Dopo l’intervento ha potuto controllare un cursore al solo pensiero e successivamente ha iniziato a giocare a scacchi e a videogiochi, navigare in rete e seguire corsi online. Nei mesi successivi un secondo volontario con lesione spinale e un terzo paziente affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) hanno ricevuto l’impianto. Quest’ultimo, che prima comunicava solo con il tracciamento oculare, ora riesce a scrivere e a parlare con maggiore fluidità grazie alla BCI. Insieme, i partecipanti hanno accumulato migliaia di ore di utilizzo indipendente, arrivando a trascorrere oltre sei ore al giorno collegati al sistema, segnando un progresso rispetto alle prime sessioni assistite.

Entro settembre 2025, Neuralink aveva comunicato che dodici persone con paralisi grave avevano ricevuto l’impianto e lo utilizzavano per controllare strumenti digitali e fisici. Il dispositivo ha evidenziato alcuni problemi tecnici: in un caso, alcuni fili si sono ritirati dal tessuto cerebrale, riducendo il numero di elettrodi attivi e richiedendo aggiornamenti software. Tuttavia gli ingegneri sono riusciti a compensare queste perdite attraverso algoritmi di calibrazione.

Verso la produzione di massa
A fine 2025 Elon Musk ha annunciato l’intenzione di avviare una produzione su larga scala dei dispositivi entro il 2026, affiancata da una procedura chirurgica quasi totalmente automatizzata. La società sta lavorando a una tecnica che consente ai fili di attraversare la dura madre senza rimuoverla, riducendo i tempi operatori e i rischi di infezione. Nei piani aziendali lo stesso robot R1 evolverà per impiantare dispositivi in serie con minore intervento umano.

Nel giugno 2025 Neuralink ha raccolto 650 milioni di dollari in un round di finanziamento, destinati ad ampliare l’accesso al chip e a sostenere le sperimentazioni. Oltre all’impianto N1 per il controllo motorio, l’azienda sta sviluppando progetti per ripristinare la vista attraverso una matrice di microelettrodi nella corteccia visiva, e per trattare disturbi psichiatrici come depressione e ansia con stimolazioni mirate.

Concorrenti e contesto di mercato
Neuralink non è l’unica azienda ad operare nel campo delle BCI. Società come Synchron, Blackrock Neurotech e Paradromics stanno sperimentando dispositivi alternativi. Synchron utilizza un dispositivo endovascolare che viene introdotto dalla vena giugulare e posizionato nei vasi sanguigni del cervello; trasmette i segnali a un ricevitore nel torace e permette ai pazienti di digitare e controllare dispositivi con pensiero. Blackrock Neurotech lavora su matrici intracorticali testate da oltre un decennio, mentre Paradromics sviluppa microaghi per decodificare segnali nella corteccia temporale. La concorrenza stimola innovazione ma evidenzia anche i diversi approcci tra impianti invasivi e soluzioni meno invasive.

Opportunità e rischi etici
Le potenzialità delle interfacce cervello‑computer sono enormi: potrebbero restaurare funzioni motorie, consentire la comunicazione a chi ha perso la voce e persino migliorare la memoria e l’apprendimento. Tuttavia i rischi non sono trascurabili. L’impianto richiede un intervento chirurgico con possibilità di infezioni o danni ai tessuti; la durata delle sonde e dell’elettronica nel tempo è ancora incerta. Inoltre, poiché il sistema registra segnali neurali ad alta definizione, sorgono preoccupazioni per la privacy: chi possiede i dati neurali e come verranno utilizzati? Ricercatori e bioeticisti sottolineano che l’accesso ai pensieri e alle intenzioni potrebbe esporre informazioni intime e rendere necessarie normative rigorose.

Un’ulteriore area di discussione riguarda la disuguaglianza nell’accesso: dispositivi costosi potrebbero essere disponibili solo per una ristretta élite, accentuando il divario tra chi può permettersi tecnologie avanzate e chi no. Infine, le dichiarazioni futuristiche di Musk su una futura simbiosi uomo‑intelligenza artificiale alimentano timori di transumanesimo e di un’erosione dell’identità umana, per quanto l’uso attuale del sistema sia focalizzato su applicazioni mediche.

Prospettive future
Neuralink promette di cambiare radicalmente l’approccio alla riabilitazione neurologica. I primi risultati dimostrano che i chip possono restituire autonomia a persone con paralisi, anche se permangono sfide tecniche e normative. Il passaggio alla produzione di massa nel 2026 e l’automazione dell’impianto potrebbero ridurre costi e rischi, rendendo la tecnologia più accessibile. Parallelamente, lo sviluppo di nuovi modelli per ripristinare la vista o trattare disturbi psichiatrici amplia il campo delle applicazioni.

Il successo di Neuralink dipenderà dalla sicurezza a lungo termine, dall’affidabilità del sistema, dalla protezione dei dati neurali e dalla capacità di rispondere alle preoccupazioni etiche. Se questi aspetti saranno gestiti con trasparenza e rigore scientifico, le interfacce cervello‑computer potrebbero inaugurare una nuova era di integrazione tra cervello e tecnologia, con benefici tangibili per milioni di persone.



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Voce Clonata, Truffa e Pericoli

Negli ultimi anni i criminali hanno scoperto nell’intelligenza artificiale uno strumento potentissimo per rendere più credibili le frodi. Tra le truffe più insidiose c’è la clonazione vocale, un fenomeno che sfrutta software capaci di imitare alla perfezione la voce di una persona nota. Bastano pochi secondi di audio – una semplice risposta al telefono o un frammento di un video pubblicato sui social – e i truffatori possono sintetizzare un messaggio con toni, inflessioni ed emozioni identiche a quelli del soggetto imitato. L’obiettivo è indurre la vittima a compiere azioni impulsive: inviare denaro, condividere codici o fornire dati sensibili a un interlocutore che percepisce come familiare.Come funziona la clonazione della voceLa clonazione vocale si basa su algoritmi di sintesi vocale e apprendimento automatico. Con pochi secondi di campione audio, il software scompone la voce analizzandone tono, ritmo, accento e respiro, quindi addestra un modello in grado di ricostruire e generare frasi inedite con la stessa impronta sonora. Alcuni strumenti sono così sofisticati da simulare il timbro emozionale della persona imitata. Esistono applicazioni a pagamento, ma ormai sono disponibili anche soluzioni gratuite o a basso costo, accessibili a chiunque sappia navigare in rete. Una giornalista statunitense ha dimostrato che con un audio di 30 secondi e un investimento di 5 dollari è possibile registrare una voce clonata in meno di quattro minuti.Il processo di frode inizia spesso con chiamate mute: i truffatori telefonano senza parlare per raccogliere un semplice «pronto?» che servirà per addestrare l’algoritmo. Una volta ottenuta la clip audio, preparano uno script convincente – un incidente stradale, un arresto o una rapina – e fanno partire la chiamata con un numero falsificato (spoofing) che appare come quello di un familiare, di un avvocato o della banca. La vittima sente la voce del figlio o del nipote che chiede aiuto urgente e, travolta dall’emozione, segue le istruzioni: consegna contanti, comunica una password temporanea (OTP) o installa software di accesso remoto. In alcuni casi i criminali organizzano la raccolta del denaro tramite corrieri che ritirano pacchi o buste a domicilio.Esempi e casi realiLe cronache recenti mostrano che la truffa della voce clonata non è più teoria. Nel luglio 2025 una donna della Florida ha ricevuto una chiamata da chi credeva fosse la figlia incinta. La voce piangente raccontava di un incidente, della perdita del bambino e della necessità di soldi per pagare un avvocato. La madre, in preda al panico, ha consegnato 15 000 dollari a un corriere prima di accorgersi che la figlia era a casa sana e salva. Nel Regno Unito un’azienda energetica ha perso 220 000 euro perché un impiegato ha eseguito un bonifico su richiesta di una voce che imitava quella del direttore generale. Nel 2024 un’ingegneria internazionale ha subìto una frode da 25 milioni di dollari, ingannata da un videochiamata con un dirigente apparentemente reale. Un rapporto dell’Unione Europea indica che una società di Hong Kong ha perso oltre 25 milioni di dollari in un colpo orchestrato con voci e video deepfake.Non sono solo le imprese a essere colpite. In Arizona una madre ha ricevuto una telefonata con la voce della figlia quindicenne, che implorava aiuto per un rapimento. Mentre la donna parlava con i presunti rapitori, il marito ha contattato la ragazza che era tranquillamente all’allenamento, svelando la truffa. In Italia le forze dell’ordine segnalano un aumento di casi: famiglie anziane ricevono telefonate con voci clonate di figli o nipoti che chiedono denaro per emergenze; per difendersi molte adottano il “codice di famiglia”, una parola segreta da pronunciare in caso di chiamate sospette. Un comandante dei Carabinieri ha precisato che questa tecnica può aiutare ma non sostituisce la prudenza: spesso le vittime condividono inconsapevolmente dettagli personali che rendono più facile l’inganno.Perché è pericolosaLa clonazione della voce è estremamente pericolosa perché sfrutta un mezzo che istintivamente ispira fiducia: la voce è un dato biometrico legato all’identità e alle emozioni. Quando si sente il timbro di un parente in pericolo, si abbassano le difese razionali e si agisce d’impulso. I truffatori giocano sull’urgenza (“paga subito o andrò in prigione”) e sulla segretezza (“non avvisare nessuno”), elementi che spingono la vittima a seguire le istruzioni senza verifiche. Questo schema funziona anche con i dipendenti aziendali, che non vogliono disattendere gli ordini del capo e autorizzano bonifici ingenti.Il problema è amplificato dalla diffusione dei dati vocali. Secondo una ricerca internazionale, il 53 % delle persone condivide la propria voce online almeno una volta a settimana, fornendo materiale prezioso per i truffatori. Un’indagine condotta su 7 000 utenti ha rivelato che un adulto su quattro ha subìto o conosce qualcuno colpito da una truffa vocale, e il 70 % degli intervistati non si sente in grado di distinguere una voce clonata da quella reale. Tra chi ha perso denaro, il 36 % ha registrato danni tra 500 e 3 000 dollari, mentre il 7 % ha perso fino a 15 000 dollari. Un rapporto europeo indica che nel 2024 il numero di attacchi deepfake è aumentato del 3000 %, con un attacco rilevato ogni cinque minuti e il 49 % delle aziende intervistate colpite da frodi audio.Risposte istituzionaliLa crescita esponenziale di queste frodi ha spinto istituzioni e autorità a muoversi. Negli Stati Uniti la Commissione federale per il commercio (FTC) ha lanciato una Voice Cloning Challenge per sviluppare soluzioni capaci di distinguere voci umane da cloni, rilevare in tempo reale le manipolazioni e inserire watermark inaudibili che impediscano la clonazione. Sono state premiate tecnologie che attribuiscono un “punteggio di autenticità” alle chiamate e sistemi di autenticazione vocale che includono marcature digitali. A livello europeo, il Parlamento chiede una legislazione contro i deepfake che includa obblighi di trasparenza e consenta ai fornitori di contrassegnare contenuti generati dall’AI. In Italia polizia postale e carabinieri promuovono campagne informative e corsi di educazione digitale, mentre le banche rafforzano il monitoraggio comportamentale delle transazioni sospette. Alcune proposte includono l’introduzione di codici d’emergenza per le chiamate e la possibilità di bloccare in tempo reale i bonifici quando si sospettano frodi.Come proteggersiNonostante i progressi tecnologici, la difesa più efficace resta l’attenzione umana. Gli esperti suggeriscono:- Verificare l’identità su un canale diverso: se si riceve una richiesta urgente di denaro, chiudere la chiamata e richiamare il familiare o l’azienda usando un numero noto. Non fidarsi del numero sul display, perché può essere falsificato.- Stabilire una parola di sicurezza condivisa in famiglia. Servirà a confermare l’identità di chi chiama.- Porre domande personali che solo la persona reale può conoscere, come un dettaglio recente o un ricordo comune.- Controllare l’impronta vocale: limitare la pubblicazione di audio e video sui social, mantenere profili privati e non rispondere a chiamate sospette con il proprio nome.- Mai condividere OTP, password o credenziali per telefono, neppure se la voce sembra quella di un parente o di un impiegato della banca.- Segnalare le chiamate sospette alle autorità competenti e alla propria banca. In caso di frode, bloccare immediatamente carte e account, conservare le prove (numeri, registrazioni) e sporgere denuncia.ConclusioneLa clonazione vocale è una delle forme più inquietanti di frode digitale perché sfrutta l’intelligenza artificiale per imitare le persone a noi più care. Con pochi secondi di audio, i criminali generano messaggi realistici e sfruttano la nostra emotività per estorcere denaro o informazioni. Le vittime, tanto nelle famiglie quanto nelle aziende, si moltiplicano e le perdite si misurano in milioni. La soluzione non può essere solo tecnologica: serve una maggiore alfabetizzazione digitale, un atteggiamento prudente e protocolli di verifica condivisi. Conoscere il funzionamento di queste truffe e riconoscere i segnali d’allarme è il primo passo per non cadere nella rete dell’inganno.