Dubai Telegraph - Iran, proteste e geopolitica

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Iran, proteste e geopolitica




A partire dal 28 dicembre 2025 si sono diffuse in Iran manifestazioni di protesta che hanno assunto rapidamente una dimensione nazionale. Le prime serrate hanno coinvolto i commercianti del Grand Bazaar di Teheran, esasperati dalla caduta verticale del rial, la moneta iraniana, e dall’aumento vertiginoso dei prezzi. Secondo le statistiche ufficiali, il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto di oltre il 90 % negli ultimi otto anni e i prezzi alimentari sono cresciuti del 72 % in un solo anno. Sul mercato parallelo, un dollaro statunitense era scambiato a 1,36 milioni di rial a dicembre 2025 e a 1,42 milioni ai primi di gennaio 2026, una svalutazione del 56 % in sei mesi. Questa caduta riflette la crisi economica di un Paese soffocato da decenni di cattiva gestione, corruzione e sanzioni internazionali.

La “tempesta perfetta” economica è stata aggravata da gravi carenze idriche, blackout elettrici e un inquinamento insopportabile. L’embargo petrolifero, le restrizioni su banche e imprese e il ritorno delle sanzioni ONU nel settembre 2025 hanno prosciugato le riserve di valuta forte. L’attacco israeliano del giugno 2025 contro i principali impianti nucleari iraniani – che ha provocato una guerra di dodici giorni – ha ulteriormente minato la fiducia nella stabilità economica. Dopo la guerra, l’economia ha funzionato “a metà”, con banche offline e transazioni bloccate, provocando perdite pari a circa un decimo del prodotto interno lordo.

Dal malcontento economico alla sfida politica
L’iniziale protesta dei commercianti si è estesa rapidamente ad altre fasce della società: studenti, lavoratori e anche alcuni segmenti tradizionalmente fedeli al regime. In pochi giorni le manifestazioni hanno interessato tutte le 31 province iraniane e sono diventate le più estese dall’ondata Donna, Vita, Libertà del 2022. I manifestanti chiedevano non solo misure economiche, ma anche la fine del sostegno a gruppi armati regionali, riforme democratiche e, per alcuni, il ritorno della monarchia rappresentata da Reza Pahlavi. L’opposizione resta tuttavia frammentata e senza un leader riconosciuto.

Le autorità hanno reagito con una combinazione di promesse di riforma e di repressione. Il governo ha annunciato un nuovo sistema di sussidi per alleviare l’inflazione e ha sostituito il governatore della banca centrale, ma non ha affrontato strutturalmente i problemi di corruzione, scarsità d’acqua e crisi energetica. La Guida Suprema Ali Khamenei, 86 anni, ha dichiarato di voler dialogare con i “protestanti” ma di dover mettere al loro posto i “rivoltosi”, accusando Stati Uniti e Israele di fomentare le rivolte.

Il costo umano e la repressione
A partire dall’8 gennaio 2026 le autorità hanno imposto un blackout quasi totale della rete, interrotto il National Information Network e limitato l’accesso a internet. Questa strategia, già usata nelle proteste del 2019 e del 2022, è stata seguita da un’ondata di violenza da parte della Guardia rivoluzionaria (IRGC) e delle milizie Basij, che hanno sparato sui cortei e fatto ricorso a pestaggi e arresti di massa. In assenza di dati ufficiali, le stime variano: l’organizzazione Iran Human Rights parla di almeno 3.428 manifestanti uccisi e circa 20 000 arresti; la Human Rights Activists News Agency ne conta 3.919 uccisi e 24 700 detenuti; un funzionario iraniano citato da Reuters ha ammesso che le autorità hanno verificato la morte di oltre 5.000 persone, inclusi circa 500 membri delle forze di sicurezza. Lo stesso Khamenei ha riconosciuto pubblicamente che “diverse migliaia” di persone sono state uccise. Anche se i dati esatti rimangono incerti, l’entità del massacro è evidente e fa di questa ondata di proteste la più sanguinosa dalla nascita della Repubblica islamica.

Gli arrestati sono sottoposti a processi rapidi, spesso con l’accusa di moharebeh (guerra contro Dio) che comporta la pena di morte. Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto agli Stati di avviare indagini per crimini contro l’umanità e all’ONU di agire in base al principio della giurisdizione universale. Nonostante l’indignazione internazionale, la coesione interna dell’apparato di sicurezza rimane solida e non si sono registrate defezioni significative.

Un contesto di violenza e impunità
Le proteste del 2025-26 si inseriscono in una lunga serie di sollevazioni represse nel sangue. Nel 2022, la morte della giovane curda Mahsa Amini dopo il suo arresto da parte della polizia morale aveva scatenato il movimento Donna, Vita, Libertà; una missione d’inchiesta dell’ONU ha successivamente documentato omicidi, torture e violenze sessuali da parte delle forze di sicurezza, senza che i responsabili siano stati puniti. Nel 2025, la Repubblica islamica ha eseguito almeno 1.500 esecuzioni capitali, spesso legate a proteste o accuse di “terrorismo”. L’impunità per questi crimini e la repressione delle donne e delle minoranze etniche e religiose alimentano il risentimento nei confronti del regime.

La guerra di dodici giorni con Israele
Il deterioramento economico è stato accelerato dal conflitto con Israele tra il 13 e il 24 giugno 2025. In risposta a un presunto avvicinamento di Teheran alla soglia nucleare, Israele ha lanciato oltre 100 raid aerei contro impianti nucleari e basi militari, tra cui Natanz, Fordow e Isfahan. L’Iran ha risposto con centinaia di missili balistici contro Tel Aviv e Haifa; molti sono stati intercettati, ma alcuni hanno colpito infrastrutture civili. Gli Stati Uniti sono entrati in guerra il 22 giugno bombardando strutture nucleari iraniane. Il cessate il fuoco è stato raggiunto il 24 giugno. Secondo dati del ministero della Sanità iraniano, il conflitto ha causato circa 610 morti e 4.746 feriti in Iran, mentre Israele ha riportato 28 morti e più di 3.238 feriti. Circa nove milioni di iraniani hanno abbandonato temporaneamente le città. La guerra ha colpito duramente l’economia, distrutto infrastrutture e prosciugato risorse destinate ai servizi pubblici.

Morte di Raisi ed elezione di Pezeshkian
Un altro evento che ha scosso la politica iraniana è stato l’incidente aereo del 19 maggio 2024, in cui è morto il presidente Ebrahim Raisi insieme al ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian e ad altri funzionari. L’inchiesta ufficiale ha attribuito l’incidente a condizioni climatiche difficili e alla nebbia, escludendo il sabotaggio. Raisi era considerato un conservatore ed era visto come potenziale successore di Khamenei. La sua morte ha portato a elezioni anticipate nel luglio 2024, vinte dal medico e parlamentare moderato Masoud Pezeshkian. Pur favorevole a una ripresa dell’accordo nucleare con l’Occidente e a qualche apertura sociale, Pezeshkian rimane fedele alla Guida Suprema e, durante le proteste del 2025-26, ha sostenuto la linea dura, attribuendo i disordini a forze straniere.

Il ritorno delle sanzioni e le tensioni internazionali
Nel settembre 2025 Regno Unito, Francia e Germania hanno attivato il meccanismo di snapback previsto dall’accordo nucleare del 2015, reintroducendo automaticamente le sanzioni ONU contro l’Iran per le presunte violazioni dei limiti all’arricchimento dell’uranio. Queste misure includono embargo sulle armi, restrizioni alla ricerca nucleare e divieti di viaggio per funzionari coinvolti. In risposta, Teheran ha richiamato gli ambasciatori ma ha dichiarato di voler restare nel Trattato di non proliferazione nucleare. Le sanzioni hanno ulteriormente isolato l’Iran dai mercati internazionali.

La crisi ha portato a un’intensa diplomazia e a nuove minacce. Il presidente statunitense Donald Trump ha ripetutamente minacciato di intervenire militarmente se la repressione avesse continuato, annunciando che “tutte le opzioni sono sul tavolo” e cancellando incontri bilaterali. Gli Stati Uniti hanno valutato cyberattacchi e raid aerei, mentre l’Iran ha messo in guardia che reagirà con forza a qualsiasi aggressione. La Russia, legata all’Iran da un accordo strategico, ha condannato la possibilità di un attacco ma non ha promesso difesa militare, mentre la Cina ha invitato alla de‑escalation.

Nel Regno Unito e nell’Unione Europea, i governi hanno condannato la repressione e annunciato ulteriori sanzioni mirate a settori come finanza, energia e tecnologia. Le ONG per i diritti umani chiedono che la Guardia rivoluzionaria sia inserita nelle liste delle organizzazioni terroristiche e che le persone responsabili delle violenze siano processate.

Il ruolo dei gruppi regionali e la fragilità geopolitica
L’Iran esercita da anni un ruolo chiave nello scacchiere mediorientale, sostenendo finanziariamente e militarmente movimenti come Hezbollah in Libano, Hamas nella Striscia di Gaza e vari gruppi sciiti in Iraq, Siria e Yemen. La guerra in Palestina e gli scontri con Israele hanno indebolito alcune di queste milizie; diversi comandanti sono stati eliminati e molti gruppi affrontano richieste locali e internazionali di disarmo. Nel contempo Teheran ha cercato di rafforzare le relazioni con Mosca e Pechino per mitigare gli effetti delle sanzioni e ha venduto droni e missili a Russia, Siria e ai ribelli Houthi yemeniti.

La sfida per l’Iran è quindi duplice: mantenere l’influenza nella regione mentre fronteggia un’insurrezione interna. Le proteste hanno dimostrato che ampi settori della società sono disposti a sfidare apertamente il regime, nonostante l’alto costo umano. Il calo del potere d’acquisto, la corruzione, la repressione delle donne e delle minoranze e la mancanza di prospettive politiche alimentano un malcontento che non potrà essere soffocato indefinitamente. Anche se la repressione è riuscita temporaneamente a riportare “calma” nelle strade, le cause alla base della rivolta restano irrisolte e la crisi economica continua.

Possibili scenari futuri
Gli analisti ritengono che il regime di Teheran non sia a rischio immediato di collasso grazie al sostegno delle forze armate e alla frammentazione dell’opposizione. Tuttavia, la sua capacità di adattarsi è sempre più limitata. La questione della successione di Khamenei – che non ha indicato un successore chiaro – potrebbe creare ulteriori tensioni. Alcuni scenari prevedono un passaggio a una leadership ancora più conservatrice guidata dalla Guardia rivoluzionaria, mentre altri ipotizzano un graduale avvicinamento a modelli più pluralisti se l’élite politica dovesse cercare di evitare un collasso simile a quello della Libia o della Siria.

Per uscire dall’impasse, l’Iran dovrebbe intraprendere riforme economiche profonde, ridurre la dipendenza dalle esportazioni di petrolio, liberalizzare lo spazio politico e rispettare i diritti umani. Al momento, tuttavia, l’apparato politico sembra deciso a mantenere il potere anche al costo di una forte repressione, mentre le potenze straniere valutano se intervenire o mantenere la pressione diplomatica e sanzionatoria.

Le proteste del 2025-26 sono un campanello d’allarme per la Repubblica islamica. Anche se l’insurrezione è stata temporaneamente soffocata, essa rivela una profonda crisi di legittimità. Finché le cause strutturali – economiche, sociali e politiche – non saranno affrontate, l’Iran rimarrà una polveriera in un Medio Oriente già segnato da conflitti e rivalità geopolitiche.



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Voce Clonata, Truffa e Pericoli

Negli ultimi anni i criminali hanno scoperto nell’intelligenza artificiale uno strumento potentissimo per rendere più credibili le frodi. Tra le truffe più insidiose c’è la clonazione vocale, un fenomeno che sfrutta software capaci di imitare alla perfezione la voce di una persona nota. Bastano pochi secondi di audio – una semplice risposta al telefono o un frammento di un video pubblicato sui social – e i truffatori possono sintetizzare un messaggio con toni, inflessioni ed emozioni identiche a quelli del soggetto imitato. L’obiettivo è indurre la vittima a compiere azioni impulsive: inviare denaro, condividere codici o fornire dati sensibili a un interlocutore che percepisce come familiare.Come funziona la clonazione della voceLa clonazione vocale si basa su algoritmi di sintesi vocale e apprendimento automatico. Con pochi secondi di campione audio, il software scompone la voce analizzandone tono, ritmo, accento e respiro, quindi addestra un modello in grado di ricostruire e generare frasi inedite con la stessa impronta sonora. Alcuni strumenti sono così sofisticati da simulare il timbro emozionale della persona imitata. Esistono applicazioni a pagamento, ma ormai sono disponibili anche soluzioni gratuite o a basso costo, accessibili a chiunque sappia navigare in rete. Una giornalista statunitense ha dimostrato che con un audio di 30 secondi e un investimento di 5 dollari è possibile registrare una voce clonata in meno di quattro minuti.Il processo di frode inizia spesso con chiamate mute: i truffatori telefonano senza parlare per raccogliere un semplice «pronto?» che servirà per addestrare l’algoritmo. Una volta ottenuta la clip audio, preparano uno script convincente – un incidente stradale, un arresto o una rapina – e fanno partire la chiamata con un numero falsificato (spoofing) che appare come quello di un familiare, di un avvocato o della banca. La vittima sente la voce del figlio o del nipote che chiede aiuto urgente e, travolta dall’emozione, segue le istruzioni: consegna contanti, comunica una password temporanea (OTP) o installa software di accesso remoto. In alcuni casi i criminali organizzano la raccolta del denaro tramite corrieri che ritirano pacchi o buste a domicilio.Esempi e casi realiLe cronache recenti mostrano che la truffa della voce clonata non è più teoria. Nel luglio 2025 una donna della Florida ha ricevuto una chiamata da chi credeva fosse la figlia incinta. La voce piangente raccontava di un incidente, della perdita del bambino e della necessità di soldi per pagare un avvocato. La madre, in preda al panico, ha consegnato 15 000 dollari a un corriere prima di accorgersi che la figlia era a casa sana e salva. Nel Regno Unito un’azienda energetica ha perso 220 000 euro perché un impiegato ha eseguito un bonifico su richiesta di una voce che imitava quella del direttore generale. Nel 2024 un’ingegneria internazionale ha subìto una frode da 25 milioni di dollari, ingannata da un videochiamata con un dirigente apparentemente reale. Un rapporto dell’Unione Europea indica che una società di Hong Kong ha perso oltre 25 milioni di dollari in un colpo orchestrato con voci e video deepfake.Non sono solo le imprese a essere colpite. In Arizona una madre ha ricevuto una telefonata con la voce della figlia quindicenne, che implorava aiuto per un rapimento. Mentre la donna parlava con i presunti rapitori, il marito ha contattato la ragazza che era tranquillamente all’allenamento, svelando la truffa. In Italia le forze dell’ordine segnalano un aumento di casi: famiglie anziane ricevono telefonate con voci clonate di figli o nipoti che chiedono denaro per emergenze; per difendersi molte adottano il “codice di famiglia”, una parola segreta da pronunciare in caso di chiamate sospette. Un comandante dei Carabinieri ha precisato che questa tecnica può aiutare ma non sostituisce la prudenza: spesso le vittime condividono inconsapevolmente dettagli personali che rendono più facile l’inganno.Perché è pericolosaLa clonazione della voce è estremamente pericolosa perché sfrutta un mezzo che istintivamente ispira fiducia: la voce è un dato biometrico legato all’identità e alle emozioni. Quando si sente il timbro di un parente in pericolo, si abbassano le difese razionali e si agisce d’impulso. I truffatori giocano sull’urgenza (“paga subito o andrò in prigione”) e sulla segretezza (“non avvisare nessuno”), elementi che spingono la vittima a seguire le istruzioni senza verifiche. Questo schema funziona anche con i dipendenti aziendali, che non vogliono disattendere gli ordini del capo e autorizzano bonifici ingenti.Il problema è amplificato dalla diffusione dei dati vocali. Secondo una ricerca internazionale, il 53 % delle persone condivide la propria voce online almeno una volta a settimana, fornendo materiale prezioso per i truffatori. Un’indagine condotta su 7 000 utenti ha rivelato che un adulto su quattro ha subìto o conosce qualcuno colpito da una truffa vocale, e il 70 % degli intervistati non si sente in grado di distinguere una voce clonata da quella reale. Tra chi ha perso denaro, il 36 % ha registrato danni tra 500 e 3 000 dollari, mentre il 7 % ha perso fino a 15 000 dollari. Un rapporto europeo indica che nel 2024 il numero di attacchi deepfake è aumentato del 3000 %, con un attacco rilevato ogni cinque minuti e il 49 % delle aziende intervistate colpite da frodi audio.Risposte istituzionaliLa crescita esponenziale di queste frodi ha spinto istituzioni e autorità a muoversi. Negli Stati Uniti la Commissione federale per il commercio (FTC) ha lanciato una Voice Cloning Challenge per sviluppare soluzioni capaci di distinguere voci umane da cloni, rilevare in tempo reale le manipolazioni e inserire watermark inaudibili che impediscano la clonazione. Sono state premiate tecnologie che attribuiscono un “punteggio di autenticità” alle chiamate e sistemi di autenticazione vocale che includono marcature digitali. A livello europeo, il Parlamento chiede una legislazione contro i deepfake che includa obblighi di trasparenza e consenta ai fornitori di contrassegnare contenuti generati dall’AI. In Italia polizia postale e carabinieri promuovono campagne informative e corsi di educazione digitale, mentre le banche rafforzano il monitoraggio comportamentale delle transazioni sospette. Alcune proposte includono l’introduzione di codici d’emergenza per le chiamate e la possibilità di bloccare in tempo reale i bonifici quando si sospettano frodi.Come proteggersiNonostante i progressi tecnologici, la difesa più efficace resta l’attenzione umana. Gli esperti suggeriscono:- Verificare l’identità su un canale diverso: se si riceve una richiesta urgente di denaro, chiudere la chiamata e richiamare il familiare o l’azienda usando un numero noto. Non fidarsi del numero sul display, perché può essere falsificato.- Stabilire una parola di sicurezza condivisa in famiglia. Servirà a confermare l’identità di chi chiama.- Porre domande personali che solo la persona reale può conoscere, come un dettaglio recente o un ricordo comune.- Controllare l’impronta vocale: limitare la pubblicazione di audio e video sui social, mantenere profili privati e non rispondere a chiamate sospette con il proprio nome.- Mai condividere OTP, password o credenziali per telefono, neppure se la voce sembra quella di un parente o di un impiegato della banca.- Segnalare le chiamate sospette alle autorità competenti e alla propria banca. In caso di frode, bloccare immediatamente carte e account, conservare le prove (numeri, registrazioni) e sporgere denuncia.ConclusioneLa clonazione vocale è una delle forme più inquietanti di frode digitale perché sfrutta l’intelligenza artificiale per imitare le persone a noi più care. Con pochi secondi di audio, i criminali generano messaggi realistici e sfruttano la nostra emotività per estorcere denaro o informazioni. Le vittime, tanto nelle famiglie quanto nelle aziende, si moltiplicano e le perdite si misurano in milioni. La soluzione non può essere solo tecnologica: serve una maggiore alfabetizzazione digitale, un atteggiamento prudente e protocolli di verifica condivisi. Conoscere il funzionamento di queste truffe e riconoscere i segnali d’allarme è il primo passo per non cadere nella rete dell’inganno.