Dubai Telegraph - La bambola Annabelle reale

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La bambola Annabelle reale




La bambola “Annabelle” è diventata un’icona dell’horror contemporaneo grazie alla saga cinematografica The Conjuring, ma la sua fama nasce da una storia che affonda le radici negli anni Settanta. Nell’autunno del 1970 una studentessa infermiera di Hartford ricevette in regalo una bambola di pezza Raggedy Ann. La ragazza e la coinquilina iniziarono a trattarla come se fosse un essere reale, facendola sedere a tavola e parlandole. Dopo qualche settimana, secondo i loro racconti, la bambola si muoveva da sola, trovandosi in stanze diverse da dove era stata lasciata, e lasciava messaggi su fogli di pergamena con richieste di aiuto. Un medium contattato dalle giovani sostenne che il giocattolo era abitato dallo spirito di una bambina di nome Annabelle Higgins, morta anni prima sul terreno dove sorgeva l’abitazione. Le due amiche le diedero quel nome e cominciarono a considerarla parte della famiglia.

L’intervento dei Warren e la nascita del mito
Il disagio aumentò quando un amico della coppia, Cal Randell, raccontò di essere stato aggredito in sogno dalla bambola e di aver trovato segni di artigli sul proprio petto. Spaventate, le studentesse chiesero aiuto ai celebri demonologi Ed e Lorraine Warren. Secondo i loro resoconti, i Warren conclusero che non si trattava di un fantasma benevolo ma di una presenza “malevola” che si fingeva una bambina. Dopo un rituale di esorcismo condotto da un sacerdote, la coppia prelevò la bambola per portarla nella loro abitazione a Monroe, nel Connecticut. Durante il viaggio di ritorno l’auto avrebbe più volte perso i freni e sbandato.

Per evitare ulteriori incidenti, i Warren misero la bambola in una teca di legno sigillata, con la scritta “Warning: Positively Do Not Open”. La teca divenne il pezzo forte dell’Occult Museum allestito nel seminterrato della loro casa, dove sono conservati oggetti raccolti durante oltre diecimila indagini paranormali. La bambola reale, molto diversa dalla versione in porcellana vista nei film, è una semplice Raggedy Ann con occhi di bottone e capelli di filo rosso.

Dal museo al tour itinerante
Per decenni Annabelle restò chiusa nel museo. Nel 2017 le autorità locali chiusero l’Occult Museum per motivi di sicurezza e di conformità urbanistica. Dopo la morte di Lorraine Warren nel 2019, il genero Tony Spera – attuale custode della collezione – ha iniziato a portare la bambola in giro per gli Stati Uniti. La New England Society for Psychic Research (NESPR), fondata dai Warren, organizza eventi e convention in cui i visitatori possono vedere da vicino Annabelle all’interno di una teca portatile corredata di oli santi, croci e metalli benedetti. Si tratta del tour “Devils on the Run”, durante il quale il pubblico paga un biglietto extra per fotografare la bambola e ascoltare testimonianze di investigatori paranormali.

La tournée ha alimentato nuove leggende. Nel maggio 2025 la bambola è stata esposta a un festival psichico a San Antonio, in Texas, suscitando l’entusiasmo degli appassionati e l’irritazione degli scettici. Nello stesso mese, una tappa nel quartiere francese di New Orleans è stata seguita da una serie di eventi inquietanti: un’evasione da un carcere locale, un incendio che ha devastato lo storico Nottoway Plantation e numerosi blackout domestici. I commentatori sui social hanno collegato questi fatti alla presenza di Annabelle, ma le indagini ufficiali hanno attribuito l’incendio a un cablaggio difettoso e le autorità non hanno riscontrato alcun legame con la bambola.

Voci, tragedie e smentite
La fama sinistra di Annabelle ha provocato anche reazioni tragiche. Il 16 luglio 2025 la NESPR ha annunciato la morte improvvisa di Dan Rivera, investigatore capo dell’organizzazione e veterano dell’esercito statunitense. Rivera, 54 anni, è stato trovato senza vita nella sua camera d’albergo a Gettysburg, Pennsylvania, dopo aver concluso una tappa del tour. La notizia ha alimentato speculazioni on-line, ma il medico legale ha precisato che non vi erano segni di violenza e che un’autopsia avrebbe stabilito le cause del decesso. Fox News e altri media hanno ricordato che Rivera soffriva di problemi di salute preesistenti e che la sua morte è stata dichiarata naturale.

Allo stesso modo, quando nell’agosto 2020 circolarono voci sulla fuga della bambola dal museo, il gruppo di custodi pubblicò un video per dimostrare che Annabelle era sempre rimasta nella sua teca. L’attuale responsabile Tony Spera sostiene che il tour serve a dimostrare l’esistenza del male e a sensibilizzare il pubblico. Il nipote dei Warren, Chris McKinnell, che ha lasciato la NESPR per fondare una propria fondazione, critica invece lo sfruttamento commerciale della bambola e sostiene che suo nonno avrebbe voluto mantenerla rinchiusa.

Scetticismo e fascino duraturo
La comunità scientifica considera la vicenda un caso di folklore moderno. Studiosi e giornalisti hanno sottolineato che non esistono prove verificabili dell’esistenza di spiriti maligni nella bambola e che molte versioni della storia presentano discrepanze. L’autore del libro The Demonologist, Gerald Brittle, e il nipote dei Warren hanno fornito racconti divergenti sugli stessi eventi, e non è mai stata confermata l’identità delle studentesse coinvolte.

Nonostante ciò, Annabelle continua a esercitare un enorme fascino culturale. La serie cinematografica a lei dedicata ha incassato oltre 2,8 miliardi di dollari e ha reso la bambola un’icona pop. La sua storia intreccia superstizione, religione, marketing e intrattenimento. Che si creda o meno al soprannaturale, il caso di Annabelle dimostra come una semplice bambola di stoffa possa diventare un fenomeno mediatico capace di suscitare paura, curiosità e controversie.



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Voce Clonata, Truffa e Pericoli

Negli ultimi anni i criminali hanno scoperto nell’intelligenza artificiale uno strumento potentissimo per rendere più credibili le frodi. Tra le truffe più insidiose c’è la clonazione vocale, un fenomeno che sfrutta software capaci di imitare alla perfezione la voce di una persona nota. Bastano pochi secondi di audio – una semplice risposta al telefono o un frammento di un video pubblicato sui social – e i truffatori possono sintetizzare un messaggio con toni, inflessioni ed emozioni identiche a quelli del soggetto imitato. L’obiettivo è indurre la vittima a compiere azioni impulsive: inviare denaro, condividere codici o fornire dati sensibili a un interlocutore che percepisce come familiare.Come funziona la clonazione della voceLa clonazione vocale si basa su algoritmi di sintesi vocale e apprendimento automatico. Con pochi secondi di campione audio, il software scompone la voce analizzandone tono, ritmo, accento e respiro, quindi addestra un modello in grado di ricostruire e generare frasi inedite con la stessa impronta sonora. Alcuni strumenti sono così sofisticati da simulare il timbro emozionale della persona imitata. Esistono applicazioni a pagamento, ma ormai sono disponibili anche soluzioni gratuite o a basso costo, accessibili a chiunque sappia navigare in rete. Una giornalista statunitense ha dimostrato che con un audio di 30 secondi e un investimento di 5 dollari è possibile registrare una voce clonata in meno di quattro minuti.Il processo di frode inizia spesso con chiamate mute: i truffatori telefonano senza parlare per raccogliere un semplice «pronto?» che servirà per addestrare l’algoritmo. Una volta ottenuta la clip audio, preparano uno script convincente – un incidente stradale, un arresto o una rapina – e fanno partire la chiamata con un numero falsificato (spoofing) che appare come quello di un familiare, di un avvocato o della banca. La vittima sente la voce del figlio o del nipote che chiede aiuto urgente e, travolta dall’emozione, segue le istruzioni: consegna contanti, comunica una password temporanea (OTP) o installa software di accesso remoto. In alcuni casi i criminali organizzano la raccolta del denaro tramite corrieri che ritirano pacchi o buste a domicilio.Esempi e casi realiLe cronache recenti mostrano che la truffa della voce clonata non è più teoria. Nel luglio 2025 una donna della Florida ha ricevuto una chiamata da chi credeva fosse la figlia incinta. La voce piangente raccontava di un incidente, della perdita del bambino e della necessità di soldi per pagare un avvocato. La madre, in preda al panico, ha consegnato 15 000 dollari a un corriere prima di accorgersi che la figlia era a casa sana e salva. Nel Regno Unito un’azienda energetica ha perso 220 000 euro perché un impiegato ha eseguito un bonifico su richiesta di una voce che imitava quella del direttore generale. Nel 2024 un’ingegneria internazionale ha subìto una frode da 25 milioni di dollari, ingannata da un videochiamata con un dirigente apparentemente reale. Un rapporto dell’Unione Europea indica che una società di Hong Kong ha perso oltre 25 milioni di dollari in un colpo orchestrato con voci e video deepfake.Non sono solo le imprese a essere colpite. In Arizona una madre ha ricevuto una telefonata con la voce della figlia quindicenne, che implorava aiuto per un rapimento. Mentre la donna parlava con i presunti rapitori, il marito ha contattato la ragazza che era tranquillamente all’allenamento, svelando la truffa. In Italia le forze dell’ordine segnalano un aumento di casi: famiglie anziane ricevono telefonate con voci clonate di figli o nipoti che chiedono denaro per emergenze; per difendersi molte adottano il “codice di famiglia”, una parola segreta da pronunciare in caso di chiamate sospette. Un comandante dei Carabinieri ha precisato che questa tecnica può aiutare ma non sostituisce la prudenza: spesso le vittime condividono inconsapevolmente dettagli personali che rendono più facile l’inganno.Perché è pericolosaLa clonazione della voce è estremamente pericolosa perché sfrutta un mezzo che istintivamente ispira fiducia: la voce è un dato biometrico legato all’identità e alle emozioni. Quando si sente il timbro di un parente in pericolo, si abbassano le difese razionali e si agisce d’impulso. I truffatori giocano sull’urgenza (“paga subito o andrò in prigione”) e sulla segretezza (“non avvisare nessuno”), elementi che spingono la vittima a seguire le istruzioni senza verifiche. Questo schema funziona anche con i dipendenti aziendali, che non vogliono disattendere gli ordini del capo e autorizzano bonifici ingenti.Il problema è amplificato dalla diffusione dei dati vocali. Secondo una ricerca internazionale, il 53 % delle persone condivide la propria voce online almeno una volta a settimana, fornendo materiale prezioso per i truffatori. Un’indagine condotta su 7 000 utenti ha rivelato che un adulto su quattro ha subìto o conosce qualcuno colpito da una truffa vocale, e il 70 % degli intervistati non si sente in grado di distinguere una voce clonata da quella reale. Tra chi ha perso denaro, il 36 % ha registrato danni tra 500 e 3 000 dollari, mentre il 7 % ha perso fino a 15 000 dollari. Un rapporto europeo indica che nel 2024 il numero di attacchi deepfake è aumentato del 3000 %, con un attacco rilevato ogni cinque minuti e il 49 % delle aziende intervistate colpite da frodi audio.Risposte istituzionaliLa crescita esponenziale di queste frodi ha spinto istituzioni e autorità a muoversi. Negli Stati Uniti la Commissione federale per il commercio (FTC) ha lanciato una Voice Cloning Challenge per sviluppare soluzioni capaci di distinguere voci umane da cloni, rilevare in tempo reale le manipolazioni e inserire watermark inaudibili che impediscano la clonazione. Sono state premiate tecnologie che attribuiscono un “punteggio di autenticità” alle chiamate e sistemi di autenticazione vocale che includono marcature digitali. A livello europeo, il Parlamento chiede una legislazione contro i deepfake che includa obblighi di trasparenza e consenta ai fornitori di contrassegnare contenuti generati dall’AI. In Italia polizia postale e carabinieri promuovono campagne informative e corsi di educazione digitale, mentre le banche rafforzano il monitoraggio comportamentale delle transazioni sospette. Alcune proposte includono l’introduzione di codici d’emergenza per le chiamate e la possibilità di bloccare in tempo reale i bonifici quando si sospettano frodi.Come proteggersiNonostante i progressi tecnologici, la difesa più efficace resta l’attenzione umana. Gli esperti suggeriscono:- Verificare l’identità su un canale diverso: se si riceve una richiesta urgente di denaro, chiudere la chiamata e richiamare il familiare o l’azienda usando un numero noto. Non fidarsi del numero sul display, perché può essere falsificato.- Stabilire una parola di sicurezza condivisa in famiglia. Servirà a confermare l’identità di chi chiama.- Porre domande personali che solo la persona reale può conoscere, come un dettaglio recente o un ricordo comune.- Controllare l’impronta vocale: limitare la pubblicazione di audio e video sui social, mantenere profili privati e non rispondere a chiamate sospette con il proprio nome.- Mai condividere OTP, password o credenziali per telefono, neppure se la voce sembra quella di un parente o di un impiegato della banca.- Segnalare le chiamate sospette alle autorità competenti e alla propria banca. In caso di frode, bloccare immediatamente carte e account, conservare le prove (numeri, registrazioni) e sporgere denuncia.ConclusioneLa clonazione vocale è una delle forme più inquietanti di frode digitale perché sfrutta l’intelligenza artificiale per imitare le persone a noi più care. Con pochi secondi di audio, i criminali generano messaggi realistici e sfruttano la nostra emotività per estorcere denaro o informazioni. Le vittime, tanto nelle famiglie quanto nelle aziende, si moltiplicano e le perdite si misurano in milioni. La soluzione non può essere solo tecnologica: serve una maggiore alfabetizzazione digitale, un atteggiamento prudente e protocolli di verifica condivisi. Conoscere il funzionamento di queste truffe e riconoscere i segnali d’allarme è il primo passo per non cadere nella rete dell’inganno.