Dubai Telegraph - Arriva l'Odissea 'trionfo visivo' di Cristopher Nolan

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Arriva l'Odissea 'trionfo visivo' di Cristopher Nolan
Arriva l'Odissea 'trionfo visivo' di Cristopher Nolan

Arriva l'Odissea 'trionfo visivo' di Cristopher Nolan

Il mito e la cultura greca illuminano il nostro presente

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(di Francesco Gallo) Che l'Odissea di Christopher Nolan si annunciasse come un'esperienza visiva straordinaria, 'terrific' come dicono gli inglesi, era una cosa a cui si era naturalmente preparati. Non ci aspettava però tanta meraviglia per le quasi tre ore di durata del film, in sala dal 16 luglio con Universal. Sorprende anche di più quanto la forza di questo classico sia ancora così viva quando resta nel mito e non fa troppe inevitabili concessioni ad Hollywood. Insomma ci si incanta davvero e si torna bambini nella rappresentazione dei momenti fantastici di quest'opera di Omero, come di fronte al cavallo di legno abbandonato sul bagnasciuga (la stupenda scena iniziale) o alla visione dell'orribile e tremendo Polifemo dall'occhio verticale (grande idea) che sgranocchia i compagni di Ulisse partendo dalla testa. Infine è vera meraviglia di fronte alle molte battaglie scandite al ritmo delle musiche verticali e ossessive firmate da Ludwig Göransson, tre premi Oscar, che ha registrato con 35 gong di bronzo di diverse dimensioni, usandoli come base del suono epico e ritmato. Per il resto "questa madre di tutte le storie", quella del 'ritorno a casa,' al di là delle inutili polemiche sulle derive woke, è scandita da tre elementi fondamentali che si legano all'antichità, ma riguardano anche il presente: 'la legge di Zeus', la sindrome post traumatica del protagonista e la maledizione dei morti insepolti. Intanto la 'legge di Zeus' ovvero la xenía, la legge sacra dell'ospitalità garantita da Zeus Xenios che prevede che il padrone di casa debba accogliere lo straniero, offrirgli cibo, acqua, un bagno, un letto e protezione. L'ospite, a sua volta, deve rispettare la casa e non abusare dell'ospitalità e appena possibile deve ricambiare. C'è poi l'idea che Ulisse sia stato vittima di un disturbo da stress post-traumatico (Dspt), una teoria non solo di Nolan, ma che di fatto il regista ha adottato facendo vedere le terribili violenze e gli abusi a cui Ulisse dovette assistere durante la presa della città di Troia, una cosa quest'ultima che avrebbe ritardato poi il suo ritorno e che l'eroe non manca di condividere con l'amata Penelope parlando "dei tempi bui del presente ancora da superare". Infine c'è la maledizione degli insepolti in un mondo come quello greco in cui la sepoltura non era un semplice atto di pietà privata, ma una necessità religiosa. Senza i riti funebri, l'anima restava infatti esclusa dalla piena condizione dei morti, una sorta di metafora delle responsabilità della guerra. Le prime recensioni professionali del film di Nolan negli Usa sono in larga maggioranza entusiaste: si parla di "trionfo cinematografico" "capolavoro visivo" uno dei maggiori candidati agli Oscar e forse il film più ambizioso della carriera del regista. Sul fronte critiche c'è chi parla di film monumentale, di dialoghi moderni e di troppe libertà storiche, ma chi ha mai detto che i classici vadano modernizzati?. Ora, oltre la sfida di numeri e mezzi, budget di 250 milioni di dollari (il più alto della carriera di Nolan), primo lungometraggio ad essere girato interamente Imax su pellicola 70 mm, previsione tra i 90 e i 100 milioni di dollari di incasso al debutto in Nord America, c'è anche il gigantismo del cast, ovvero: Matt Damon nei panni di Ulisse, Anne Hathaway in quelli della moglie Penelope, Tom Holland (Telemaco), ma nel film recitano anche Robert Pattinson (il viscido Antinoo), Lupita Nyong'o (nel doppio ruolo di Elena di Troia e Clitennestra), Samantha Norton (la Circe più horror mai vista), Zendaya (la Dea Atena) e, infine, Charlize Theron nei panni di Calipso, la ninfa così bella che trattiene Ulisse sull'isola di Ogigia per sette anni e tu capisci perché.

A.Murugan--DT