Dubai Telegraph - Il no ai fondi al film su Regeni diventa un caso, tre interrogazioni

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Il no ai fondi al film su Regeni diventa un caso, tre interrogazioni
Il no ai fondi al film su Regeni diventa un caso, tre interrogazioni

Il no ai fondi al film su Regeni diventa un caso, tre interrogazioni

Pd, +Europa e Avs, 'Scelta politica o censura, Giuli spieghi l'esclusione'

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(di Livia Parisi) "Una scelta politica e non artistica". Una decisione che va "oltre la fantascienza", una "censura che nega la ricerca di verità". Il mancato finanziamento con fondi pubblici al docufilm su Giulio Regeni diventa un caso e arriva alla Camera, con le interrogazioni di Partito democratico, Più Europa e Avs che chiedono risposte al ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il documentario 'Giulio Regeni, tutto il male del mondo', diretto da Simone Manetti e vincitore del Nastro della Legalità 2026, ripercorre la storia del ricercatore italiano rapito, torturato, ucciso in Egitto nel 2016, ancora senza un motivo né un colpevole. Una storia che ha scosso e indignato l'Italia ma che, secondo gli esperti del ministero della Cultura, non merita nulla dei contributi previsti per supportare opere cinematografiche, come denunciato da Domenico Procacci di 'Fandango', che ha prodotto il lavoro insieme a 'Ganesh' di Mario Mazzarotto. Chiede "risposte immediate" la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga, annunciando l'interrogazione che porta la prima firma della segretaria Elly Schlein e dei componenti della commissione Cultura. "Parliamo di un'opera di evidente valore civile e culturale. È una valutazione di natura politica quella che ha portato all'esclusione dal sostegno pubblico?". E l'episodio, aggiungono i dem, non è un caso isolato ma conferma le criticità sollevate sulla riforma del sistema di assegnazione dei fondi al cinema voluta dal governo Meloni, "che ha di fatto riportato a una gestione più discrezionale e politicizzata". Il docufilm è già uscito in sala e 76 università italiane hanno aderito all'iniziativa promossa dalla senatrice Elena Cattaneo per proiettarlo negli atenei. "Eppure - incalza il segretario di Più Europa, Riccardo Magi - nell'Italia di Giorgia Meloni e Alessandro Giuli, gli viene negato il finanziamento pubblico perché di scarso interesse culturale. E non serve nemmeno fare paragoni con altre opere invece finanziate. A questo punto, i casi sono due - prosegue Magi - o la commissione del ministero è totalmente incompetente oppure c'è stato un mandato politico. In entrambi i casi, è un fatto talmente grave e incredibile che il ministro Giuli ha l'obbligo di chiarire in Parlamento". La terza interrogazione la presenterà Angelo Bonelli, deputato Avs, che parla senza mezzi termini di bavaglio. "Si impedisce di portare nelle sale un'opera che racconta una verità che evidentemente si preferisce non mostrare. O il ministero non è stato in grado di riconoscere il valore dell'opera, oppure ha avallato una decisione politica". Quindi conclude: "Il governo Meloni, mentre fa affari su gas e petrolio con regimi che violano i diritti umani, di fatto censura un lavoro che chiede verità e giustizia".

J.Alaqanone--DT