Dubai Telegraph - Oscar 2026, quando Hollywood mangia i suoi figli

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Oscar 2026, quando Hollywood mangia i suoi figli
Oscar 2026, quando Hollywood mangia i suoi figli

Oscar 2026, quando Hollywood mangia i suoi figli

I grandi snobbati, da Plemons a Clooney e Mescal, Chase Infiniti e Julia Roberts

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(di Alessandra Baldini) Da Jesse Plemons a George Clooney e Adam Sandler, da Paul Mescal a Julia Roberts e Jennifer Lawrence, da Chase Infiniti a Miles Caton. Alla vigilia della notte delle stelle, in diretta sulla Rai dal Dolby Theater di Los Angeles, c'è qualcosa di rituale nell'indignazione che accompagna le considerazioni su nomi e titoli che avrebbero potuto entrare in corsa agli Oscar ma domenica non avranno alcuna chance di vincere. Uno snub, nel gergo hollywoodiano, è molto più di una semplice esclusione: è il segnale di una frattura tra i gusti dell'establishment di Hollywood e ciò che il pubblico, i critici e persino molti colleghi riconoscono come eccellenza. La frattura è apparsa quest'anno più profonda del solito con una una folla di dimenticati illustri. Nessuno, ad esempio, si aspettava che Wicked - Parte 2 (Wicked: For Good) venisse ignorato totalmente dopo che il primo capitolo, con le stesse Cynthia Erivo e Ariana Grande nei panni delle streghe del Mago di Oz, aveva trionfato l'anno scorso nelle categorie tecniche, costumi e scenografia. Quando Hollywood mangia i suoi figli: la disfatta degli snub ha scompigliato soprattutto le categorie degli attori. Tra le star escluse ci sono Julia Roberts di After the Hunt - Dopo la Caccia, mentre Jennifer Lawrence, acclamata per Die My Love, aveva raccolto consensi ai Golden Globe e Jodie Foster, leggenda vivente del cinema dai tempi di Taxi Driver, era data per favorita per almeno una nomination con Vita Privata (A Private Life). A nulla poi sono valsi gli elogi della critica e della co-star Leonardo DiCaprio che l'aveva definita "l'anima e il cuore" di Una Battaglia Dopo L'Altra: sull'altra sponda generazionale della recitazione al femminile la 25enne Chase Infiniti è rimasta a bocca asciutta al pari di Miles Caton, a 21 anni rivelazione di Sinners, il cui premio di consolazione sarà, domenica, di interpretare sul palcoscenico del Dolby il track originale candidato I Lied To You. Hollywood ha voltato le spalle a Paul Mescal di Hamnet (sopraffatto dall'intensità di Jessie Buckley nel ruolo della moglie di William Shakespeare?) ma anche a Jesse Plemons, l'eccezionale co-star della sette volte candidata a miglior attrice Emma Stone nella dark-fantasy Bugonia firmata da Yorgos Lanthimos. Fuori dalle nomination sono rimasti anche George Clooney e la sua spalla Adam Sandler a dispetto del feeling reciproco dimostrato nel Jay Kelly di Noah Baumbach, mentre tra i grandi esclusi c'è perfino una leggenda come Daniel Day-Lewis, dato in odore di Oscar dopo esser rientrato dopo anni sul set di Anemone per il debutto alla regia del figlio Ronan. Altre esclusioni hanno lasciato a bocca asciutta grandi registi del cinema internazionale: il sudcoreano Park Chan-wook, uno dei più influenti degli ultimi vent'anni in corsa con No Other Choice - Non c'è Altra Scelta, non ha ancora messo nella sua bacheca una singola nomination, mentre l'iraniano Jafar Panahi, Palma d'Oro a Cannes con Un Semplice Incidente, ha mancato l'ingresso sia nella top ten del Miglior Film che nella cinquina della regia da cui è rimasto escluso anche Guillermo del Toro dopo aver diretto il pluricandidato (ben nove nomination) Frankenstein. Una contraddizione che ha dell'assurdo: come può un'opera entrare tante volte in gara e non includere chi l'ha concepita, diretta e plasmata fotogramma per fotogramma?

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