Dubai Telegraph - Tumori rari dell'ovaio, sopravvivenza alta anche negli stadi avanzati

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Tumori rari dell'ovaio, sopravvivenza alta anche negli stadi avanzati
Tumori rari dell'ovaio, sopravvivenza alta anche negli stadi avanzati

Tumori rari dell'ovaio, sopravvivenza alta anche negli stadi avanzati

Studio Italia-Gb. Nuove tecniche preservano la fertilità senza impatto sulla prognosi

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Si aprono nuove prospettive per le terapie e la preservazione della fertilità nei tumori germinali maligni dell'ovaio, patologie rare che rappresentano circa l'1-2% di tutti i tumori ovarici colpendo adolescenti e giovani donne spesso in età fertile, ma che hanno caratteristiche biologiche molto diverse rispetto alle forme più frequenti. Il più ampio studio internazionale su questa patologia fa chiarezza sui principali fattori associati alla sopravvivenza delle pazienti, che risulta alta anche nei casi avanzati. Lo studio ha coinvolto ricercatori italiani e britannici, coordinato dall'Irccs San Raffaele di Milano nell'ambito del network Mito (Multicenter Italian Trials in Ovarian Cancer), il principale gruppo italiano dedicato alla ricerca clinica sui tumori ginecologici, in collaborazione con il Charing Cross Hospital di Londra. La ricerca ha analizzato 254 pazienti trattate tra il 1971 e il 2018 in centri specialistici. "I tumori germinali dell'ovaio - spiega Alice Bergamini, ginecologa dell'Unità di Ginecologia e Ostetricia dell'Irccs Ospedale San Raffaele - sono patologie rare e complesse, che richiedono esperienza clinica, ricerca condivisa e collaborazione internazionale". Dallo studio emerge che la chirurgia fertility-sparing, cioè una chirurgia che cerca di rimuovere il tumore conservando, quando possibile, utero o parte dell'apparato riproduttivo, non sembra peggiorare la prognosi neanche nella malattia avanzata. Uno dei risultati più significativi dello studio riguarda la sopravvivenza delle pazienti con malattia avanzata. I dati mostrano infatti che anche nei tumori in stadio IV - cioè con diffusione metastatica - è possibile raggiungere tassi di sopravvivenza a lungo termine vicini all'80%. I fattori associati a prognosi peggiore sono l'età superiore ai 35 anni, gli stadi più avanzati della malattia e alcuni sottotipi istologici più aggressivi. Secondo gli autori, il lavoro apre ora la strada a ulteriori studi per comprendere se alcune categorie di pazienti ad alto rischio possano beneficiare precocemente di trattamenti più intensivi, come la chemioterapia ad alte dosi utilizzata nelle recidive. Lo studio suggerisce, inoltre, l'importanza di un follow-up a lungo termine: sebbene la maggior parte delle recidive si manifesti entro i primi due anni, alcuni casi sono stati osservati anche molti anni dopo la fine delle cure.

F.Saeed--DT